Così il Presidente di IFEL commenta il Documento programmatico di finanza pubblica con cui il Governo grazie al Piano Casa Italia stanzia 660 milioni di euro per i progetti pilota in ambito abitativo a favore delle città.
“Secondo lo studio effettuato da IFEL per ANCE emerge che l’Italia è il paese europeo con la più alta quota di abitazioni di proprietà, oltre il 55%, e la più bassa percentuale di alloggi in affitto, 13%, segno di una cultura fortemente legata all’acquisto della casa e di un mercato della locazione strutturalmente debole. Il sistema presenta un’anomalia significativa: più di un quarto delle abitazioni risulta non occupato. Secondo il Censimento Istat 2021, sono circa 9,6 milioni di unità, un numero enormemente superiore ai livelli registrati in Francia (7,8%) e Germania (4,4%)”, questa la sintesi dell’incipit del discorso di Alessandro Canelli, Presidente di IFEL, durante i lavori in corso della tre giorni “Città del futuro” organizzata da ANCE a Roma.
“Questo dato rivela un paradosso strutturale – prosegue il Sindaco di Novara - l’Italia ha un’offerta teoricamente ampia ma in larga parte immobilizzata, frutto di squilibri territoriali, inefficienze amministrative, rigidità del mercato e una forte componente di seconde case inutilizzate. L’Italia appare dunque come un sistema immobiliare statico e poco permeabile, incapace di rispondere con efficacia alle nuove forme di domanda abitativa. Il completamento dei progetti di rigenerazione urbana, a questo punto, solo parzialmente finanziati dal PNRR, risultano fondamentali che punto qualificante anche per politiche infrastrutturali convergenti sull’obiettivo di ampliare l’offerta di abitazioni in affitto. la concertazione di un’agenda urbana ambiziosa e in grado di perseguire e stabilizzare nel tempo gli obiettivi di rinnovamento infrastrutturale e di rigenerazione urbana, di cui sono importanti esempi i progetti in corso in tante città grandi e medie Pinqua, Rigenerazione urbana, Piani urbani integrati, PON Metro. Ricordo che la ricognizione dei progetti non finanziati svolta da ANCI nei confronti delle città capoluogo mostra la disponibilità di progetti aggiornati e di notevole impatto in gran parte delle città su temi relativi all’housing sociale nelle sue diverse declinazioni, efficientamento infrastrutturale ed energetico, impiantistica rifiuti, per oltre 20 mld di euro , da cui poter attingere per interventi cantierabili e di impatto strategico”.
“Tra le priorità indicate da ANCI come proposte al Governo - chiude Canelli - per la prossima Legge di bilancio vi è la richiesta di più risorse stabili per welfare e servizi per minori, casa, affitti, assistenza scolastica disabili e maggiore flessibilità contabile e sostegno degli oneri per il personale, revisione delle norme su dissesti e crisi finanziarie, nuovi strumenti fiscali e interventi mirati sugli investimenti e sul PNRR e anche oltre il PNRR In questa direzione va, e lo accogliamo con favore, il Documento programmatico di finanza pubblica con cui il Governo, grazie al Piano Casa Italia, stanzia 660 milioni di euro per i progetti pilota in ambito abitativo a favore delle città per il triennio prossimo”.
La Fondazione partecipa alla tre giorni di confronto sulle città di domani Città nel futuro 2030–2050 di ANCE.
Il rapporto "L’offerta di abitazioni in Italia. Un quadro generale”, realizzato da Fondazione IFEL nell’ambito dell’iniziativa Città nel Futuro promossa da Ance e diretta da Francesco Rutelli, offre una fotografia aggiornata e comparata del patrimonio abitativo italiano, con uno sguardo alle trasformazioni in corso nelle principali aree urbane e agli scenari demografici che condizioneranno la domanda di casa nei prossimi decenni. A presentarlo durante i lavori è stato lo stesso Presidente di IFEL Alessandro Canelli.
Leggi il rapporto qui.
L’Italia emerge come il Paese europeo con la più alta quota di abitazioni di proprietà (oltre il 55%) e la più bassa percentuale di alloggi in affitto (13%), segno di una cultura fortemente legata all’acquisto della casa e di un mercato della locazione strutturalmente debole. Tuttavia, a fronte di un’elevata proprietà, il sistema presenta anche un’anomalia significativa: più di un quarto delle abitazioni risulta non occupato. Secondo il Censimento Istat 2021, sono circa 9,6 milioni di unità, un numero enormemente superiore ai livelli registrati in Francia (7,8%) e Germania (4,4%).
Questo dato rivela un paradosso strutturale: un Paese con un’offerta teoricamente ampia ma in larga parte immobilizzata, frutto di squilibri territoriali, inefficienze amministrative, rigidità del mercato e una forte componente di seconde case inutilizzate. L’Italia appare dunque come un sistema immobiliare statico e poco permeabile, incapace di rispondere con efficacia alle nuove forme di domanda abitativa.
Nel complesso, il rapporto restituisce l’immagine di un Paese ricco di patrimonio immobiliare ma povero di politiche abitative attive. La combinazione di proprietà diffusa, immobilismo del mercato, debolezza dell’offerta sociale e crisi demografica rende urgente un ripensamento delle strategie di abitare, fondato su una più ampia disponibilità di alloggi in affitto a prezzi sostenibili, il riuso del patrimonio esistente, la rigenerazione dei vuoti urbani, e la promozione di modelli abitativi adatti a famiglie nuove e a popolazioni in trasformazione.
Il rapporto completo è disponibile per il download qui.
Leggi la rassegna stampa in allegato.
Il rapporto, realizzato da IFEL nell’ambito dell’iniziativa Città nel Futuro promossa da ANCE e diretta da Francesco Rutelli, offre una fotografia aggiornata e comparata del patrimonio abitativo italiano, con uno sguardo alle trasformazioni in corso nelle principali aree urbane e agli scenari demografici che condizioneranno la domanda di casa nei prossimi decenni.
Il rapporto restituisce l’immagine di un Paese ricco di patrimonio immobiliare ma povero di politiche abitative attive. La combinazione di proprietà diffusa, immobilismo del mercato, debolezza dell’offerta sociale e crisi demografica rende urgente un ripensamento delle strategie di abitare, fondato su una più ampia disponibilità di alloggi in affitto a prezzi sostenibili, il riuso del patrimonio esistente, la rigenerazione dei vuoti urbani, e la promozione di modelli abitativi adatti a famiglie nuove e a popolazioni in trasformazione.
Testo integrale su "Interpretazione autentica del comma 649 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, in materia di applicabilità della quota fissa della tassa sui rifiuti alle aree produttive di rifiuti speciali" presentato dal Presidente Alessandro Canelli alle Commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera.
Il sindaco di Novara e delegato alla Finanza locale dell’ANCI, in audizione davanti alla commissione Finanze nell’ambito dell’esame della proposta di legge in materia di applicabilità della quota fissa della tassa sui rifiuti alle aree produttive.
“La norma che prevede l’esclusione dalla superficie assoggettabile al prelievo sui rifiuti delle aree ove si formano rifiuti speciali non è condivisa da Anci così come formulata. Innanzitutto perché, producendo un’esenzione totale e retroattiva, potrebbe determinare un aumento del prelievo su famiglie e piccole attività economiche. Inoltre, i Comuni sarebbero esposti al rischio di richieste di rimborso per gli ultimi cinque anni aggravando le loro difficoltà sulla parte corrente. Chiediamo di ripartire dalla proposta Anci già emersa in fase di confronto tecnico sull’attuazione della delega fiscale che permetterebbe di calibrare meglio sulla platea dei contribuenti il costo dei servizi indivisibili”. Lo ha affermato Alessandro Canelli, sindaco di Novara e delegato alla Finanza locale dell’Anci, in audizione davanti alla commissione Finanze della Camera, nell’ambito dell’esame della proposta di legge in materia di applicabilità della quota fissa della tassa sui rifiuti alle aree produttive di rifiuti speciali.
Canelli ha ricordato come in base alla normativa, “i Comuni devono coprire il costo del servizio interamente con la tariffazione. Quindi, quello che tiriamo via da una parte, dobbiamo andare a prenderlo da un’altra, in questo caso sulle utenze domestiche e sui piccoli esercizi commerciali. Una situazione – ha precisato – che ci preoccupa in maniera considerevole anche perché le dinamiche inflattive degli ultimi anni hanno già colpito il costo del servizio dei rifiuti”.
ANCI ha poi indicato un altro punto critico di ordine giuridico. “La giurisprudenza consolidata della Cassazione stabilisce che per le aziende che producono rifiuti speciali la parte variabile ovviamente può essere sgravata, ma la parte fissa – ha detto Canelli – deve essere mantenuta. Tale porzione va a coprire i costi generali del servizio, legati agli investimenti per la raccolta e lo smaltimento rifiuti ma anche di igiene urbana, a cui tutti devono partecipare”.
Il delegato alla Finanza locale ha sottolineato che “non siamo contrari a una revisione o comunque ad un ragionamento su come normare meglio questo aspetto della tariffazione. Ma chiediamo un intervento alternativo, che consenta di giungere ad una corretta e coerente tassazione anche delle superfici produttive di rifiuti speciali calibrando meglio sulla platea dei contribuenti il costo dei servizi indivisibili”. Tutto questo garantendo “uniformità di applicazione territoriale della disciplina, così da garantire regolarità e certezza al settore”.
Leggi il testo integrale qui.