Ultimo aggiornamento 03.04.2025 - 13:10
Amministratore IFEL2

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Registrazione video relativa al webinar del 28 giugno 2017 - Sistema informativo del demanio marittimo: domande e risposte - Relatori: Gabriele Lami, Referenti Centro Operativo Nazionale.

Registrazione video relativa al webinar del 20 giugno 2017 - Sistema informativo del demanio marittimo: funzionalità e strumenti - Relatori: Gabriele Lami, Referenti Centro Operativo Nazionale.


Negli ultimi 8 anni il personale comunale in servizio ha subito una progressiva e sensibile riduzione (Figura 1). Se, infatti, nel 2007 ammontava a 479.233 unità, nel 2014 il valore si riduce a 416.964, con una variazione percentuale di periodo che si attesta al -13,0%.
La riduzione percentuale più significativa, pari al -3,2%, è quella rilevata nel passaggio tra il 2011 ed il 2012: in tale intervallo, infatti, il personale comunale in servizio è diminuito, in valore assoluto, di oltre 14 mila unità.

Figura 1 Il personale in servizio delle amministrazioni comunali italiane, 2007 – 2014

Figura1 scheda43

Negli 8 anni considerati, la riduzione del numero complessivo di unità di personale comunale in servizio ha colpito in misura maggiore la componente di genere maschile (Figura 2), che si è contratta di quasi il doppio (-39.000 unità) rispetto alla riduzione avvenuta a carico della componente femminile (-23.269).


Figura 2 Il personale in servizio delle amministrazioni comunali italiane, per genere, 2007 – 2014

Figura2 scheda43

L’analisi dell’incidenza percentuale del personale in servizio di genere femminile sul totale conferma quanto sopra esposto. Infatti, il valore dell’indicatore è sempre cresciuto, anche se in misura minore dal 2011, in tutte e 8 le annualità considerate (Figura 3). Nel 2007 il personale in servizio di genere femminile rappresentava poco più della metà dell’universo complessivo, il 51,0%; nel 2014 l’incidenza delle donne sul totale raggiunge il 53,0%.


Figura 3 L’incidenza percentuale di personale di genere femminile, in servizio nelle amministrazioni comunali, 2007 – 2014

Figura3 scheda43

Nel corso degli 8 anni osservati, il numero di unità di personale comunale in servizio ogni 1.000 abitanti è passato da 8,04, rilevato nel 2007, a 6,89 nel 2014 (Figura 4). Una riduzione di periodo dunque pari al -14,3%

Figura 4 Il personale in servizio delle amministrazioni comunali italiane, per 1.000 abitanti, 2007 – 2014

Figura4 scheda43

 trasferimenti dallo Stato e dalle regioni costituiscono una componente importante del bilancio comunale. L’analisi territoriale evidenzia la forte incidenza dei trasferimenti in favore dei comuni appartenenti alle regioni a Statuto Speciale. Le entrate da trasferimenti di queste Regioni sono per un 22% provenienti dallo Stato e per il restante 78% dalla regione (Fig. 1). In particolare in Valle d’Aosta (873,7 euro pro capite) e in Friuli Venezia Giulia (588,5 euro pro capite), con la componente maggiore proveniente da trasferimenti regionali (Tab.1). Una situazione particolare si evidenzia per i comuni siciliani e sardi che registrano valori elevati o in linea con la media nazionale anche  per la parte di risorse provenienti dallo Stato. Tra i comuni delle regioni a Statuto Ordinario va sottolineato che il dato relativo alle amministrazioni abruzzesi è influenzato dai trasferimenti statali in favore dei comuni terremotati,  mentre la Basilicata supera con un valore di 330, 6 euro pro capite ampiamente il valore medio nazionale. All’opposto, entrate da trasferimenti complessivamente di poco superiori ai 200 euro per abitante vengono rilevate nei comuni del Molise (210, 4 euro pro capite) del Lazio (228,4,6 euro pro capite).

Figura 1

Immagine 1 scheda 63

 

Tabella 1 

Tabella1Scheda63

Differenze significative si osservano, oltre che a livello territoriale, anche in termini di dimensione demografica dei comuni (Tab. 2). Tenendo sempre conto che il dato relativo alla fascia demografica 60.001-100.000 abitanti, è influenzato dai trasferimenti statali in favore dei comuni terremotati, i valori più elevati si osservano nelle piccolissime amministrazioni (fino a 1.000 abitanti) e nelle realtà con una popolazione superiore a 250.000 residenti, dove le entrate da trasferimenti ammontano rispettivamente a 455,7 e 310,8 euro pro capite. All’opposto i trasferimenti più contenuti, pari a 134,5 euro pro capite, si osservano in corrispondenza delle amministrazioni con una popolazione compresa tra 10.001 e 20.000 abitanti.

Tabella 2 

Tabella 2 scheda 63


Il telelavoro è, per i dipendenti comunali con un contratto a tempo indeterminato, una differente modalità di svolgimento dell’orario di servizio rispetto a quella ordinaria.
Si tratta di uno strumento non ancora molto diffuso tra le amministrazioni comunali italiane. Le unità annue di dipendenti comunali a tempo indeterminato che usufruiscono di questa possibilità sono 297 (Tabella 1). Da rilevare che nelle realtà comunali del Friuli-Venezia Giulia, dell’Abruzzo, del Molise, della Calabria e della Sardegna tale tipologia contrattuale non è presente.
L’incidenza delle donne è elevata: costituiscono poco più dei tre quarti del totale (78,2%), e nelle realtà comunali della Valle d’Aosta e delle Marche l’incidenza delle donne è pari al 100,0%.
Tale strumento di flessibilità nello svolgimento dell’orario di servizio trova diffusione soprattutto nei comuni delle regioni del nord. In particolare, nelle amministrazioni comunali del Piemonte, si rileva il valore più alto, 59 unità annue di dipendenti comunali a tempo indeterminato, con un’incidenza del personale di genere femminile che supera l’80%. Seguono le amministrazioni dell’Emilia-Romagna, con 57 unità annue, e della Lombardia, con 55 unità, rispettivamente pari al 19,2% e al 18,4% del totale. Valori significativi si riscontrano anche nelle amministrazioni comunali del Veneto, del Trentino-Alto Adige e della Toscana.

Tabella 1 Il personale con contratti telelavoro, per genere e regione, 2014.

Tab 1 scheda 42

Per quanto riguarda la diffusione del telelavoro per classi di ampiezza demografica, si assiste ad un incremento di tale tipologia contrattuale, in linea di massima, all’aumentare della popolosità comunale, ad esclusione della fascia “5.000-9.999” (Tabella 2) Nei comuni che superano i 250.000 cittadini si registra il valore più elevato, pari a 133 unità annue, il 44,7% del totale.
L’incidenza delle donne è superiore al valore medio del 78,2% nei comuni con meno di 2.000 residenti e in quelli con una popolazione superiore a 60.000 abitanti. Nelle realtà comunali con oltre 250.000 cittadini tale dato raggiunge il valore più elevato, pari all’87,2%.

Nei comuni con popolazione compresa tra i 2.000 ed i 4.999 abitanti si riscontra un’incidenza delle donne con contratti telelavoro pari al 32,5%, dunque pur trattandosi di poche unità di dipendenti (7) si rileva una forte prevalenza maschile.

Tabella 2 Il personale con contratti telelavoro, per genere e classe demografica, 2014

 Tab 2 scheda 42

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