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Focus Piano Juncker - I principi per il rilancio dell’economia europea

  • 21 Lug, 2016
Pubblicato in: Fondi Europei e coesione
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A novembre 2014, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha presentato il cosiddetto “Piano Juncker”, un piano di investimenti per rilanciare la crescita economica e gli investimenti senza ricorrere a nuovo debito pubblico. «Un piano ambizioso ma realistico», l’ha definito al momento della presentazione «Investire in Europa va ben oltre le cifre e i progetti,  il denaro e le regole. Abbiamo bisogno di mandare un messaggio ai cittadini europei e al resto del mondo: l’Europa è tornata in attività». 

Le linee di azione del Piano

Il pacchetto di misure per gli investimenti proposto, approvato il 9 giugno 2015 dal Consiglio e dal Parlamento europeo, si muove su tre linee d’azione:

  • la creazione di un Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis) con cui si punta a mobilitare risorse finanziarie per gli investimenti che non vadano ad incidere sulla spesa pubblica e dunque non aumentino il debito pubblico;
  • l’istituzione di un European Investment Advisory Hub con l’obiettivo di migliorare il modo in cui la finanza raggiunge l’economia reale, fornendo assistenza tecnica agli investitori istituzionali e privati nell’individuazione di progetti che posseggano le caratteristiche opportune per giungere al finanziamento;
  • il miglioramento e la riforma della regolamentazione finanziaria e non, sia a livello di legislazione europea che a livello nazionale che possa creare i presupposti per rimuovere le barriere agli investimenti.

Risorse e progetti

Dal punto di vista economico, la novità più rilevante è l’istituzione del Feis che ha lo scopo di mobilitare investimenti per un valore facciale di 315 miliardi di euro, circa il 2% del PIL europeo, nel periodo 2015-2017. Le risorse stanziate sono indirizzate verso cinque ambiti d’intervento:

  • Infrastrutture;
  • Ricerca e sviluppo (R&S) e innovazione;
  • Educazione, formazione, sanità e Ict;
  • Sviluppo e modernizzazione del settore energetico, rinnovabili ed efficienza energetica;
  • Supporto finanziario per Pmi e imprese Mid-cap.

Il Fondo è stato istituito presso la Bei e vede un’allocazione di risorse di 21 miliardi di euro, di cui 5 miliardi provenienti dal balance sheet (bilancio) della Bei e 16 miliardi di garanzie al 50% dal bilancio dell’Unione europea.
Partendo dai 21 miliardi allocati, si arriva ai 315 miliardi di investimenti previsti dal Piano attraverso un sistema di leve finanziare interne ed esterne.
I 21 miliardi del Piano Junker saranno divisi in due blocchi:

  • 16 miliardi verso investimenti infrastrutturali.
  • 5 miliardi utilizzati per finanziare fondi e venture capital per le Pmi.

Le risorse sono allocate sulla base di una valutazione del valore dei progetti che prescinda da concetti regionalisti o settoriali. Non vi sono restrizioni sul valore massimo che vincolano le scelte degli investimenti ma il tutto ruota intorno a criteri di addizionalità, ovvero la scelta è e dovrà essere mirata a progetti che hanno difficoltà o semplicemente non possono trovare finanziamenti a tassi “sostenibili” sul mercato a causa per esempio delle dimensioni dell’impresa, dell’alto rischio legato alle nuove tecnologie, o delle scadenze richieste. Inoltre, il Piano intende allargare la quota di investimenti in finanza di progetto e in PPP rispetto alla quota di finanziamenti diretti pubblici.

I soggetti coinvolti

I soggetti che possono richiedere i finanziamenti del Feis sono: entità di tutte le dimensioni, tra cui società di servizi pubblici, società veicolo o società di progetto; piccole e medie imprese (fino a 250 dipendenti) e imprese a media capitalizzazione (con un massimo di 3.000 dipendenti); entità del settore pubblico (tranne gli Stati membri stessi); banche nazionali di promozione o altre banche ai fini di attività di prestito intermediate; fondi e qualsiasi altra forma di veicoli di investimento collettivo; piattaforme d'investimento dedicate.In questo contesto appare evidente come gli enti pubblici, ma volendo restringere il cerchio, gli enti locali, abbiamo un’occasione importantissima di sviluppo che non dovrebbero trascurare.

Lo strumento prediletto dalla Commissione europea è la creazione di reti, tema urgente anche alla luce di alcune novità che caratterizzano la nuova programmazione dei fondi europei, a cominciare da fatto che la stessa Commissione si rivolge direttamente ai territori e incoraggia i soggetti locali a lavorare insieme. Ciò richiede non solo riforme ma anche un nuovo atteggiamento per superare ostacoli interni ormai paralizzanti, fare sistema e convogliare nuove fonti di finanziamento, pubbliche e private, che diano nuovo slancio all’economia ed alla crescita.


di Rosy Cefalo

Crediti foto: © European Union, 2015/Source: EC-Audiovisual Service/Photo: Jennifer Jacquemart

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