Ultimo aggiornamento 17.06.2026 - 9:30

Migliorano i tempi di pagamento dei debiti commerciali: archiviata l’infrazione europea. Bene i Comuni, ma risultati da consolidare

  • 21 Mag, 2026
Pubblicato in: Ifel Informa
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I dati pubblicati dalla Ragioneria Generale dello Stato sui pagamenti delle fatture ricevute nel 2025 dalle pubbliche amministrazioni confermano il miglioramento registrato negli ultimi anni, frutto dello sforzo delle amministrazioni — e in particolare dei Comuni — che hanno adottato pratiche organizzative più efficienti in coerenza con gli interventi normativi del PNRR e grazie anche al rafforzamento delle attività di monitoraggio tramite la Piattaforma dei crediti commerciali-PCC. Tale miglioramento assume oggi un valore particolarmente rilevante perché ha consentito, lo scorso 29 aprile, l’archiviazione della procedura di infrazione n. 2014/2143 avviata a suo tempo dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia per la violazione della direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.

I dati pubblicati dalla RGS mostrano che nel 2025 le pubbliche amministrazioni hanno ricevuto circa 30,8 milioni di fatture commerciali, per un importo dovuto di quasi 216 miliardi di euro, a fronte dei quali risultano pagamenti registrati sulla PCC pari a circa 207,8 miliardi, corrispondenti al 96,2% del dovuto.
Il miglioramento degli indicatori sui tempi di pagamento è significativo. Per il complesso della PA il tempo medio ponderato di pagamento è passato:

  • da 33,7 giorni per le fatture del 2023;
  • a 29,9 giorni nel 2024;
  • fino a 27,2 giorni nel 2025.

Parallelamente, il tempo medio di ritardo — che misura lo scostamento rispetto alla scadenza della fattura — è progressivamente migliorato, passando da -12,5 giorni nel 2023 a -16,1 giorni nel 2025, evidenziando quindi pagamenti mediamente anticipati rispetto alla scadenza.

Il comparto degli enti locali evidenzia risultati particolarmente positivi. Il tempo medio ponderato di pagamento degli enti locali passa infatti:

  • da 30,7 giorni nel 2023;
  • a 26,2 giorni nel 2024;
  • fino a 23,3 giorni nel 2025.

Anche il tempo medio di ritardo migliora progressivamente, passando da -4,6 giorni nel 2023 a -8,2 giorni nel 2025.

Parallelamente cresce la quota di importi pagati nei termini:

  • 76,2% nel 2023;
  • 81,0% nel 2024;
  • 82,9% nel 2025.

Si tratta di risultati particolarmente rilevanti perché il comparto comunale rappresenta una delle componenti più numerose e frammentate della PA italiana, caratterizzata da forti differenze dimensionali, organizzative e finanziarie e, dopo il comparto sanitario, dal più elevato volume complessivo di debito commerciale.

Il miglioramento medio è tuttavia accompagnato da marcate differenze interne. Persistono, infatti, situazioni di forte divario: accanto alla maggior parte dei Comuni che oggi pagano stabilmente entro i termini, permane una quota significativa di enti con tempi di pagamento molto elevati.
Una prima analisi dei dati comunali evidenzia che i Comuni con tempo medio di pagamento superiore a 30 giorni sono oggi circa 1.800, comunque in netta diminuzione rispetto ai circa 2.500 riferiti alle fatture 2024. Di questi, più di 580 Comuni superano addirittura i 60 giorni.Anche sul fronte della percentuale del “pagato sul dovuto” permane una fascia di criticità. Sebbene la grande maggioranza dei Comuni abbia superato la soglia del 95% fissata dai target PNRR, risultano ancora circa 1.200 Comuni con una percentuale inferiore alla soglia, di cui circa 70 con rapporto inferiore al 60%.
Questi dati confermano che il percorso di miglioramento è stato ampio e diffuso, ma non pienamente consolidato né uniforme.

L’archiviazione della procedura UE non chiude il tema né può essere interpretata come il punto finale del percorso di normalizzazione dei tempi di pagamento dei Comuni.
I dati oggi consentono di individuare con chiarezza due direttrici lungo cui orientare le prossime azioni.
La prima riguarda la necessità di rendere permanenti i processi di miglioramento attivati negli ultimi anni, consolidando le innovazioni organizzative, i sistemi di monitoraggio e le buone pratiche amministrative che hanno permesso di recuperare il ritardo accumulato.
La seconda riguarda il nodo, ancora molto rilevante, della liquidità degli enti locali e in particolare della tempestività dei trasferimenti finanziari. L’incertezza sui tempi di erogazione delle risorse da parte delle amministrazioni statali e regionali continua, infatti, a rappresentare uno dei principali fattori che limitano la capacità dei Comuni di programmare i pagamenti.

Su questo terreno sarà necessario proseguire la collaborazione istituzionale e il lavoro operativo già avviato. I Comuni, come dimostrano i risultati raggiunti, continueranno a fare la propria parte.

 

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