Ultimo aggiornamento 19.07.2024 - 17:09

Il DM “Arconet” sulle previsioni di bilancio. Approfondimento su decorrenze e criticità

  • 14 Set, 2023
Pubblicato in: Ifel Informa
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Il decreto interministeriale 2023 di aggiornamento dei principi contabili allegati al decreto legislativo n. 118/2011, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 4 agosto scorso, introduce una sezione dedicata al processo di approvazione del bilancio degli enti locali.

Purtroppo, il lavoro di concertazione propedeutico alla formulazione della proposta Arconet si è tradotto in una norma dirigista, che contraddice le esigenze di collaborazione con un corpo amministrativo locale profondamento provato dai tagli dello scorso decennio e dalle conseguenti riduzioni di personale.

Nella Nota si argomenta, in primo luogo, che la decorrenza delle nuove norme non può riguardare il bilancio di previsione 2024, ma va in ogni caso considerata con riferimento all’esercizio 2025, in conseguenza del ristrettissimo arco temporale tra la pubblicazione del decreto (4 agosto scorso) e il termine del 15 settembre (comunque ordinatorio), ora previsto per la formulazione del cosiddetto “bilancio tecnico”. Inoltre, si evidenziano diversi aspetti del provvedimento che configurano lesioni dell’autonomia regolamentare degli enti locali, fino a possibili eccessi di potere.

Questa nota si concentra sulle problematiche relative al processo di approvazione del bilancio di previsione, che suscitano le maggiori perplessità per gli impatti delle modifiche indotte dal decreto, rimandando ad un successivo approfondimento gli interventi su altri aspetti, che sono perlopiù precisazioni migliorative o di coordinamento con norme via via intervenute.

Nessun ente locale ha interesse a prolungare i tempi di formazione del bilancio, se non per verificare le condizioni normative e finanziarie nelle quali esso deve collocarsi, condizioni che restano incerte quasi sempre fino alla fine dell’anno precedente, se non fino a provvedimenti dei primi mesi dell’anno successivo. La strada per risolvere il problema è quindi la soluzione delle problematiche che lo determinano: una sessione parlamentare di bilancio dedicata agli enti territoriali che definisca entro settembre il quadro di riferimento per l’anno successivo, la radicale semplificazione delle regole contabili e dei controlli, la promozione del “ripopolamento” degli uffici comunali, dopo un quindicennio di insostenibili riduzioni (-25%).

È una strada complicata, ma appare vana – oltre che di dubbio rispetto dell’ordinamento fondamentale delle Autonomie – la scorciatoia imboccata con il decreto del 25 luglio, che si accontenta di stabilire nuovi vincoli e possibili penalizzazioni per i responsabili comunali, in particolare dei servizi finanziari. Anci porrà con forza in tutte le sedi politiche ed istituzionali l’esigenza di una sollecita revisione del decreto 25 luglio, prima che se ne producano i molti e prevedibili effetti indesiderati, a fronte di benefici quanto mai incerti.

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