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Imu via sotto i 400 euro e niente rincaro Iva il Tesoro cerca di risolvere il dilemma tasse - La Repubblica del 28 maggio 2013

  • 28 Mag, 2013
Pubblicato in: Entrate e Riscossione
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Neutralizzare l'aumento dell'Iva con una parte dell'Imu sulla prima casa pagata dai più abbienti. Oppure lasciar correre la prima al 22% da luglio ed esentare dalla seconda tutti i proprietari senza distinguo. Al momento, difficile ottenere le due cose insieme. Ovvero impedire il rialzo dell'Iva e allo stesso tempo cancellare l'Imu. La coperta delle risorse è troppo corta, non ci sono avanzi.

E ciò che l'Europa consentirà all'Italia di recuperare, dopo la promozione di domani in serieA per l'uscita dalla procedura di deficit eccessivo, andrà messo nel piatto del lavoro che non c'è. Ma lo scontro, destinato a salire nei prossimi giorni, da tecnico-finanziario si farà sempre più politico. Il Pdl vuole centrare entrambi gli obiettivi: niente Imu e Iva ferma al 21%. Il Pd, dovendo scegliere, preferisce sterilizzare l'Iva con un settimo dell'imposta sulla casa.
La battaglia dell'Imu torna dunque al centro della scena. La rata di giugno è stata sospesa per le prime abitazioni. Entro agosto dovrebbe arrivare la riforma del balzello. Nel frattempo però c'è un altro terreno da sminare: il passaggio dell'Iva dal 21 al 22%, tra poco più di un mese. Un aumento da 130 euro in media a famiglia che graverebbe sul 6070% dei consumi già depressi. Le due partite sono intrecciate. "O annulli l'Imu sulla prima casa per tutti e ti tieni però l'Iva più alta, oppure allenti l'Imu di 2-2,5 milardi e il resto lo usi per bloccare l'Iva, o come terza ipotesi punti tutto sulla Service Tax, che ingloba l'Imu e la Tares sui rifiuti, per evitare il rincaro Iva", ragionano i tecnici che studiano le diverse opzioni sul tavolo. "Tutto non si può avere. Imu, Iva e Tares insieme valgono quasi 8 miliardi: 4 la prima, 2 ciascuna le altre". L'ipotesi più accreditata nei dicasteri economici è l'esenzione dall'Imu prima casa per l'85% dei proprietari, quelli che lo scorso anno hanno pagato fino a 400 euro, aggiungendo altri 400-450 euro di detrazione ai 200 euro oggi applicabili a tutti. In questo modo, rimarrebbero fuori non solo ville e castelli, ma anche abitazioni grandi, attici signorili, immobili di pregio. Ovvero il 15% delle prime case possedute da redditi alti, che valgono quasi quanto il punto di Iva da bloccare (per il solo 2013, però): 1,9 miliardi. Favorevole all'ipotesi, il viceministro pd dell'Economia, Fassina (ma anche il segretario Epifani si è espresso contro l'aumento Iva). Contrario il capogruppo pdl Brunetta e più in generale tutto il partito di Berlusconi che fa dell'Imu una bandiera elettorale da brandire, senza rinunciare però a sterilizzare l'Iva (il cui aumento, tra l'altro, fu previsto proprio dal governo Berlusconi che lo inserì in una sciagurata delega fiscale). Il Pdl al momento non indica coperture possibili. Mentre le imprese, nonostante il pressing per esentare i capannoni dall'Imu, preferirebbero di gran lunga smorzare il costo del lavoro. Commercianti, artigiani, grande e piccola distribuzione, poi, vorrebbero fermare l'Iva prima di crollare del tutto.
Tra gli argomenti a sostegno dell'ipotesi di zero Imu per l'85% di prime case, anche quello che cancellarla per tutti sarebbe un premio a contribuenti ricchi e ricchissimi. Come dimostrano i dati Uil. «Chi ha redditi altissimi risparmia oltre mille euro e chi vive di stipendio poco più di 100 euro», spiega il segreario Guglielmo Loy. Chi dichiara oltre i 75 mila euro, d'altronde, nel 2012 ha pagato 983 euro, in media. Chi è nella forchetta tra 26 e 55 mila euro, solo 296.

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