Riportiamo di seguito il comunicato dell’Anci dopo la riunione delle Commissioni Welfare e Finanza locale e le slide oggetto della discussione (slide LEPs; slide Fondi sociali).
Sull'attuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPs) è necessario prevedere un percorso di attuazione progressivo, verificando anche eventuali fabbisogni aggiuntivi per il comparto dei Comuni.
Si è svolta il 22 giugno presso la sede nazionale di Anci la riunione congiunta delle commissioni Anci Finanza locale e Politiche sociali che ha trattato il tema dei LEPS. La legge di bilancio 2026 ha istituito un sistema di garanzia correlato alla determinazione di un livello di spesa di riferimento per ciascun Ambito Territoriale Sociale (ATS), al fine di garantire progressivamente, a partire dal 2027, i livelli essenziali delle prestazioni. È previsto che entro il 30 giugno 2026, con DPCM, vengano determinati i livelli di spesa di riferimento per ciascun ATS.
Alla riunione hanno partecipato: il segretario generale di Anci Veronica Nicotra, la delegata al Welfare e sindaca di Latina Matilde Celentano, il presidente della Commissione Finanza locale Mauro Guerra, Andrea Ferri, Responsabile della Finanza locale Anci e IFEL, Annalisa D’Amato, responsabile per Area Welfare, politiche sociali, attività produttive e Samantha Palombo, responsabile del dipartimento Welfare, politiche sociali e salute.
Durante l’incontro è emerso come la legge abbia sì determinato un importante passo in avanti visto che per la prima volta si tenta di ricondurre ad un quadro unitario: i LEPs già esistenti e i nuovi LEPs introdotti (tra gli altri, pronto intervento sociale; servizi per le dimissioni protette; prevenzione dell’allontanamento familiare, progetto di vita indipendente), gli obiettivi di servizio del sociale, i sistemi di monitoraggio e di rendicontazione, e i meccanismi di finanziamento.
Tuttavia, rimane un punto critico essenziale visto che non tutti questi LEP hanno lo stesso grado di quantificazione, misurabilità e copertura finanziaria. Solo per alcuni servizi esiste uno standard e un monitoraggio che permettono di conoscere se, dove e in quale misura il LEPs è erogato. Da qui la proposta di Anci di procedere in modo progressivo nel percorso di attuazione, in modo da rendere i livelli essenziali conoscibili, quantificabili, misurabili e finanziabili, in un quadro di standardizzazione dei servizi sociali comunali.
Diversi interventi hanno rilevato l’attuale frammentazione dei fondi erogati dallo Stato, che rappresenta un ostacolo per lo sviluppo dei servizi sociali comunali, anche ai fini dell’attuazione dei LEPs. L’ANCI propone da tempo una revisione ad ampio raggio su: tempi certi e più brevi di assegnazione delle risorse; maggiore flessibilità nell’utilizzo (gestione locale delle soglie ISEE, tolleranza per utilizzi tra i diversi obiettivi ed estensione degli interventi finanziabili); semplificazione delle rendicontazioni; superamento dei blocchi di finanziamento per incompletezza della rendicontazione, oggi rilevata su base regionale. Anci chiede poi di poter accedere alle piattaforme di monitoraggio del Ministero del Lavoro per poter contribuire al miglioramento del sistema.
Per l’Associazione va avviata una roadmap 2026-2030 in quattro fasi: ricognizione LEPs (2026), quantificazione di obiettivi e costi unitari (2027), monitoraggio dei divari territoriali (2028), adeguamento progressivo tra fabbisogni e risorse (2028-2030).
Dal punto di vista dei Comuni, equiparare fabbisogni standard e spesa necessaria è una scorciatoia penalizzante per gli ATS più deboli. La priorità oggi non è stabilire se le risorse siano sufficienti, ma attivare un metodo per conoscere cosa viene erogato, a quale livello e con quali costi. La progressività è l’unico approccio che consente di raccordare sostenibilità finanziaria, capacità amministrativa e tutela effettiva dei diritti sociali. Allo stesso tempo, va sviluppata una nuova funzione di stima dei fabbisogni standard a livello di ATS, per capire se e in quale misura i LEPs comportano fabbisogni aggiuntivi per il comparto dei Comuni.
È disponibile il Rapporto IFEL “Ricomporre visioni di città. Uno sguardo retrospettivo sulle politiche urbane per le città medie e metropolitane – Edizione 2026”, nuovo volume della collana Trasformazioni Urbane, realizzato in collaborazione con l'Associazione Mecenate ‘90.
Il Rapporto analizza l’evoluzione delle politiche urbane negli ultimi quindici anni, osservando il rapporto tra programmazione europea, politiche nazionali, PNRR e capacità dei Comuni di tradurre risorse e strumenti in progetti coerenti di città.
Dopo i casi di Andria, Bari, Brescia, Crotone, Cuneo, Empoli, Firenze, Livorno, Messina, Novara, Perugia, Pistoia, Savona, Taranto, Trieste esaminati nel Rapporto 2025, al centro della nuova indagine vi sono nove esperienze urbane: Bologna, Parma, Modena, Firenze, Livorno, Pistoia, Napoli, Benevento e Salerno.
Dall’analisi emerge un tema chiave: i Comuni sono il luogo in cui politiche diverse si intrecciano e vengono ricomposte, ma questa centralità non sempre è accompagnata da strumenti, competenze e capacità adeguate. Il Rapporto propone quindi una riflessione sulla necessità di una Agenda urbana multilivello, capace di connettere strategie locali, obiettivi nazionali ed europei, risorse e bisogni dei territori.
Guardando ai prossimi anni, il Rapporto invita a leggere le politiche urbane non come un semplice insieme di programmi, bandi e finanziamenti, ma come uno spazio di decisione pubblica in cui si misurano visioni, priorità e trade-off destinati a incidere profondamente sul futuro delle città. Le scelte che saranno assunte non saranno neutrali: riguarderanno il modo in cui le amministrazioni sapranno tenere insieme tempi di attuazione e orizzonti di lungo periodo, integrazione degli interventi e frammentazione degli strumenti, capacità amministrativa e nuove responsabilità locali, uso della conoscenza e qualità democratica delle decisioni.
È dentro questi spazi di tensione e di scelta che si giocherà una parte rilevante del futuro delle politiche urbane. E proprio per questo, ricomporre visioni di città significa interrogarsi non solo su ciò che è stato fatto, ma su quale direzione dare alle trasformazioni che verranno.
Leggi e scarica il Rapporto completo.
Leggi l’anteprima di DIAC in allegato.
Il Presidente IFEL Alessandro Canelli: ”I Leps partano dai bisogni effettivi e non dalle risorse date”.
In media gli italiani vivono circa 25 anni con limitazioni, patologie croniche e disabilità. E’ quanto emerge daIla quarta edizione del volume “Salute e territorio. I servizi sociosanitari dei Comuni italiani”, rapporto realizzato da IFEL con la collaborazione di Federsanità e presentato in questi giorni con svariati appuntamenti sui territori. Secondo lo studio la spesa sociale in Italia, al netto delle pensioni, ammonta a poco più di 112,8 miliardi di euro, mentre quella socio-sanitaria raggiunge i 47,3 mld.
“Il rischio dei Leps - commenta il Presidente di IFEL Alessandro Canelli - è che questi siano fissati partendo dalle risorse date e non dai bisogni effettivi. Su questo si vedano le proposte Anci presentate qualche giorno fa. La tenuta del sistema nazionale richiede un riassetto della spesa non solo rispetto alle prestazioni ma anche nelle articolazioni della spesa stessa per livelli di governo e soprattutto negli spazi di innovazione e monitoraggio-valutazione dei risultati e degli impatti”.
Per approfondire: Salute e territorio. I servizi sociosanitari dei comuni italiani - Rapporto 2026.
Leggi gli articoli del 26 giugno 2026 in allegato