Ultimo aggiornamento 25.05.2026 - 14:34
Amministratore IFEL2

Amministratore IFEL2

Si rende noto che IFEL al fine di garantire il rispetto dei principi di economicità trasparenza e parità di trattamento, ha promosso, con l'allegato avviso, un'indagine conoscitiva finalizzata ad individuare il maggior numero possibile di Operatori Economici interessati a partecipare alla procedura per l'affidamento del “Servizio di Pulizia, Conduzione e Manutenzione Impianti” da eseguirsi presso gli uffici della fondazione IFEL – CIG 7742929325-.

Gli Operatori Economici interessati sono invitati a presentare la propria manifestazione di interesse, utilizzando il modulo "Allegato A - Domanda di manifestazione interesse", compilato in ogni sua parte, firmato e corredato dal documento di riconoscimento del legale rappresentante, che dovrà pervenire, esclusivamente tramite P.E.C. al seguente indirizzo: , entro e non oltre le ore 11,00 del giorno 10 gennaio 2018.

Avviso di proroga manifestazione di interesse a partecipare alla procedura di affidamento del servizio di pulizia, conduzione e manutenzione impianti.

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L’Ufficio Valutazione Impatto del Senato, IFEL Fondazione Anci e AISRe hanno colto l’occasione per riflettere sulle politiche di coesione e lo stato dell’arte durante il convegno odierno organizzato al Senato della Repubblica “L'impatto della politica di coesione e il futuro dell’Europa”. L’occasione è stata utile per fare il punto dopo trent’anni sulle politiche adottate dall’Unione Europea e soprattutto le strategie sulla coesione che per impegno finanziario, estensione geografica e arco temporale rappresenta uno dei più importanti programmi place-based al mondo di redistribuzione di ricchezze tra regioni e Paesi, alla luce della futura programmazione del ciclo economico europeo 2021- 2027.

“La politica di coesione ha funzionato, sebbene abbia difficoltà a garantire la convergenza tra regioni più sviluppate e quelle meno. Questo anche perché è una parte ridotta delle politiche che agiscono sul territorio”, è quanto ha dichiarato nel suo intervento Guido Pellegrini, Professore Università di Roma La Sapienza e Presidente AISRe. “Quindi, specie per le regioni del Mezzogiorno - ha proseguito Pellegrini - appare necessario continuare a garantire tale politica, anche se introducendo una maggiore flessibilità rispetto a quanto presente e organizzato sul territorio e un maggiore coordinamento tra i livelli delle politiche, anche a costo di un accentramento di competenze. Questo richiede anche un intervento sulla costruzione e gestione delle politiche a livello nazionale e regionale, in modo da adeguarci a quanto avviene nei grandi paesi europei”. (SCARICA LA RELAZIONE)

"Le politiche di Coesione - ha dichiarato Renato Loiero, Direttore Servizio Bilancio del Senato - richiedono come condizione essenziale per il loro successo una forte capacità delle amministrazioni pubbliche di fare emergere e identificare i fabbisogni di cittadini ed imprese, di progettare e far progettare quei servizi, di redigere bandi, scrivere e far rispettare regole, di osservare i tempi previsti per la realizzazione delle opere, verificare risultati, proporre rapidamente decisioni, e far seguire a queste azioni conseguenti. Per fare ciò occorre investire in capacità istituzionale." (SCARICA LA RELAZIONE)

“Le politiche di coesione sono essenziali per lo sviluppo soprattutto dei territori meridionali”, dichiara nelle conclusioni Pierciro Galeone, Direttore Fondazione IFEL. “I Comuni del Sud – spiega Galeone - devono ai fondi europei la metà delle risorse per investimenti. Ci sono problemi e difficolta nella velocità di spesa. Alcuni sono legati alle regole europee altri dipendono dalla regolazione nazionale. La complessità e la lentezza nelle procedure di investimento delle risorse nazionali le ritroviamo anche nell’attuazione delle politiche di coesione. È tutta l’azione pubblica che va migliorata. Migliorerebbero così anche velocità e qualità della spesa dei fondi europei”.

Nella città partenopea il dibattito su trent’anni di politiche di coesione e di sviluppo dell’Unione Europea e sul futuro del prossimo ciclo di programmazione 2021-2027. A rappresentare l’associazione Francesco Monaco, responsabile della coesione territoriale ANCI-IFEL che nel corso del suo intervento ha illustrato sinteticamente l'evoluzione della politica di coesione, che è passata negli anni da misura "compensativa" di fenomeni di polarizzazione (e concentrazione) produttiva, indotti dalla diffusione del mercato unico europeo, ad intervento orientato ai luoghi esclusi dai processi di accumulazione con l'obiettivo di chiudere i divari di sviluppo sociale ed economico fra i diversi territori dell'Unione. Leggi lottavo rapporto sulle politiche di coesione realizzato da IFEL.

Nella parte centrale dell'intervento sono state illustrate le modalità innovative apportate nella programmazione da questo nuovo orientamento della politica di coesione (plase-based approach) ed è stato descritto l'impatto del nuovo modello, in generale e sui principali interventi territoriali promossi nel ciclo di programmazione 2014-2020: agenda urbana e strategia nazionale aree interne. Senza sottacere limiti, problemi e questioni ancora aperte che limitano ancora l'efficacia di questi interventi, soprattutto in fase di attuazione (ma non solo) è stato tuttavia evidenziato il valore aggiunto apportato dal coinvolgimento diretto e dalla responsabilizzazione di Città e Comuni nella programmazione e attuazione della politica di coesione. Un punto ormai irrinunciabile di questa politica. Infine, sono state tracciate le linee portanti della proposta di riforma della politica di coesione avanzata dalla Commissione UE in vista del negoziato per un nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027 in corso in questi mesi. Di queste proposte, che confermano l'impianto normativo di fondo del ciclo in corso, sono state evidenziate le novità introdotte in termini di semplificazione e flessibilità nei sistemi di programmazione, gestione e controllo volte a superare, nelle intenzioni della Commissione UE, nodi e limiti dell'attuale asseto programmatorio.

L’ottavo Rapporto realizzato da IFEL sulla dimensione territoriale nelle politiche di coesione aggiorna e contemporaneamente rinnova la precedente edizione del volume.
Il volume fornisce il quadro dello stato di avanzamento finanziario dei Fondi SIE 2014-2020 a livello europeo ed in Italia, con analisi specifiche dedicate alla programmazione complementare e ai Patti per lo sviluppo.
La dimensione territoriale della politica di coesione è trattata sia attraverso un esame dei progetti FESR e FSE 2014-2020, con focus specifici relativi al ruolo svolto dai comuni in qualità di soggetti beneficiari, sia con una panoramica sullo stato dell’arte dell’attuazione delle Agende urbane regionali in Italia e della Strategia Nazionale Aree Interne.
Viene analizzata la proposta di bilancio dell’Unione europea per il 2021-2027 e si confronta l’impianto della programmazione dell’attuale periodo con quella del prossimo settennio, anche con un riferimento alle strategie dedicate a città e territori.
Infine, ricorrendo al Sistema Conti Pubblici Territoriali, si affronta il tema dell’addizionalità delle risorse UE in un Focus specifico relativo alla spesa pubblica e alle risorse per il Mezzogiorno.

Si registrano ancora difficoltà nella spesa dei fondi europei, ma non va meglio la spesa delle risorse nazionali. I comuni sono i più penalizzati dai ritardi


L’Italia è il secondo beneficiario dell’UE delle politiche di coesione dopo la Polonia (quasi 105 mld di euro), con un budget di circa 76 mld di euro, di cui il 52% è però assicurato da co-finanziamento nazionale.
Il prossimo ciclo di programmazione dei fondi europei 2021-2027, se il negoziato in corso si chiudesse oggi congelato sulle proposte della Commissione UE, prevedrebbe un incremento nella dotazione finanziaria dell’Italia, da 36,2 miliardi di euro nel 2014-2020 a 38,6 miliardi di euro previsti per il 2021-2027.
Per quanto riguarda il ciclo in corso (2014-2020), la performance media della spesa UE ad ottobre 2018 si attesta al 18,8%, mentre il livello di impegni sulle risorse programmate è del 61,4%.
In Italia la spesa è al 12,5% mentre il livello degli impegni si attesta al 54,2%
Al fine di valutare tale performance vale ricordare che il pacchetto di regolamenti per il ciclo 2014-2020 è stato approvato a dicembre 2013 e che l’Accordo di Partenariato è stato adottato dalla Commissione nell’ottobre 2014, facendo slittare l’approvazione dei programmi operativi che avviano il ciclo di spesa a fine 2015 (quasi due anni dopo l’avvio formale del ciclo).
Per prepararsi per tempo al futuro conviene tuttavia dare uno sguardo e confrontare gli andamenti degli ultimi due cicli di programmazione.

Si conferma il ritardo italiano: il ciclo 2014-2020 come quello 2007-2013

L’analisi dello stato di attuazione e il ruolo dei Comuni nella programmazione delle politiche di coesione 2014-2020 nella sua dimensione territoriale è oggetto dello studio della Fondazione IFEL: "La dimensione territoriale nelle politiche di coesione.  Stato d’attuazione e ruolo dei Comuni nella programmazione 2014-2020. Ottava edizione – 2018". Lo studio conferma i ritardi con cui procede il ciclo di programmazione europea 2014-2020, a livelli di attuazione non molto difformi da quelli registrati nel precedente ciclo, stesso periodo. Confrontando l’avanzamento finanziario della programmazione 07-13 con quello del 14-20, a distanza di 4 anni dal momento di avvio di entrambi i periodi, si rileva nell’attuale ciclo un’incidenza ridotta della spesa rispetto alle dotazioni dei Programmi (il 9% vs l’11% del 07-13); al contrario il 14-20 sembra avere meno problemi del passato sul fronte degli impegni (30,1 mld su circa 52 mld, ossia il 58% delle dotazioni vs il 39% del periodo 07-13). Una prima valutazione che si può avanzare è che Il sistema amministrativo italiano non sembra riuscire a fare tesoro delle esperienze passate; al netto dei ritardi di avvio della programmazione dovuti a tardiva approvazione dei regolamenti e dei documenti operativi, si presume una ripetizione degli stessi errori da parte delle amministrazioni interessate dalla politica di coesione, che evidentemente fanno fatica ad apprendere dal passato.

I comuni sono il livello istituzionale più penalizzato

Se guardiamo al ruolo dei Comuni, troviamo innanzitutto un calo del numero delle amministrazioni beneficiarie rispetto al precedente ciclo di programmazione, con una conseguente riduzione delle risorse assegnate. Guardando ai POR FESR, sempre a 4 anni di distanza dall’avvio delle programmazioni, i comuni italiani beneficiari passano dal 16% (1.293 enti) al 12% (941) del totale delle amministrazioni comunali del Paese; le risorse si dimezzano (da 2,5 miliardi di euro a 1,1 miliardi di euro); si assiste ad una ulteriore polverizzazione degli interventi (da 1,9 progetti in media per comune nel 2007-2013 a 1,4 nel 2014-2020).
È un peccato perché tradizionalmente i comuni trainano gli investimenti pubblici: se è vero che essi mobilitano importi finanziari più piccoli per progetto è altresì evidente una maggiore velocità di realizzazione e di spesa.

Fondi europei lenti ma quelli nazionali vanno anche peggio

La lentezza nella spesa dei fondi europei dipende dalla complessa regolazione comunitaria? Non si direbbe. L’utilizzo dei fondi nazionali, con le stesse regole comunitarie, ma senza rischio disimpegno, va anche peggio. Confrontando il livello di impegni sulla dotazione dei Fondi strutturali (FESR+FSE) contro quello del FSC (Fondo alimentato da risorse nazionali e privo di regole esterne/scadenze di spesa) si ottengono percentuali pari al 58% e al 20% dei rispettivi budget. Da notare che i dati di spesa del FSC non sono ancora disponibili mentre quelle di derivazione UE sono pienamente consultabili e confrontabili, a segnalare una maggiore trasparenza della politica di coesione europea rispetto a quella nazionale. Ma come mai questo maggiore ritardo del FSC? Sarà perché quando i fondi europei non vengono spesi sono oggetto del disimpegno automatico delle risorse, mentre i fondi nazionali possono essere riprogrammati? Se così fosse, il “vincolo esterno” funzionerebbe qui come “salvacondotto” per le risorse e come incentivo alla spesa.

Senza i fondi europei la spesa in c/cap. della PA nel Mezzogiorno si dimezzerebbe

In assenza delle c.d. risorse aggiuntive (fondi strutturali + cofinanziamento + FSC), i 52 miliardi medi annui di spesa in conto capitale della PA, tra il 2000 ed il 2016, scenderebbero a quota 39 mld. Situazione più critica per il Mezzogiorno, dove la spesa in conto capitale media annua, pari a 19 miliardi di euro, si andrebbe a dimezzare, attestandosi a quota 9 mld. In particolare, in corrispondenza delle chiusure dei periodi di programmazione si assiste a massicce certificazioni che fanno sorgere perplessità sulla natura di “aggiuntività” dei fondi strutturali e di quelli per le aree sottoutilizzate: è il caso del 20151 nel Mezzogiorno, quando di 723 euro pro capite di spesa della PA in conto capitale ben 498 euro sono di natura “aggiuntiva”...o meglio “sostitutiva”. Per l’anno 2016 e 20172 l’effetto “dopante” delle risorse aggiuntive sul valore complessivo della spesa in c/cap. del Mezzogiorno si riduce significativamente: le risorse aggiuntive raggiungono i 120 e i 178 euro pro capite nei due anni.


1 In base alla regola comunitaria nota come “n+2” (art. 93 del Regolamento CE 1083/2006), il termine ultimo di ammissibilità della spesa rendicontabile alla Commissione europea per il ciclo 2007-2013 era fissato infatti al 31 dicembre 2015.
2 Stima.

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